Gionata Gesi

Ozmo

Ozmo, all’anagrafe Gionata Gesi, è un artista che ha fatto la storia della street art italiana. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Firenze e dai primi anni Novanta, dopo un esordio nel mondo del fumetto, si concentra sulla pittura e sul writing. Poi, nel 2001 l’artista si trasferisce a Milano e, insieme a un piccolo gruppo di amici, getterà le basi per quella che sarebbe diventata la Street Art italiana, di cui è uno degli indiscussi pionieri. Ozmo ha realizzato interventi di arte pubblica monumentale nelle più importanti capitali dell’arte contemporanea e urbana in Italia e all’estero, quali San Francisco, New York, Miami, Atlanta, Chicago, Londra, Berlino, Parigi, Shanghai, Mosca, Saõ Paulo, Fortaleza, La Habana, Capo Verde, Lugano, Beirut, Tunisi, Milano, Roma, Ancona, Palermo, Bari, Torino.

Ozmo a United for Progress: nuove Communities tra reale e digitale

Dopo l’opera realizzata con Wallabe per Bocar Juniors allo stadio Bressan ad Adria, l’artista ha partecipato come speaker all’evento organizzato da Audi in partnership con H-FARM.

L’evento United fo progress

Le nuove generazioni e le nuove idee di comunità a cavallo tra reale e digitale, questo il tema centrale dell’evento che si è svolto lo scorso 16 settembre nel Campus di H-Farm e trasmesso in streaming.
A presentare l’evento Guido Guerzoni, responsabile del corso “Museum Management” presso l’Università Bocconi di Milanononché Founder e CEO di Formules. Visti il suo impegno e la sua esperienza nel campo dell’innovazione delle istituzioni e produzioni culturali e di digitalizzazione delle industrie creative, chi meglio di lui poteva fare da moderatore per parlare di nuove comunità e prospettive future.
Insieme a lui Riccardo Donadoni -Founder e CEO di H-FARM- ealtri professionisti, manager e imprenditori hanno raccontato il loro background, i loro progetti, e le loro visioni di comunità, tutti accomunati da una direttrice condivisa: l’innovazione tecnologica non può essere fine a se stessa ma deve mettere comunque le persone al centro, deve supportare le persone e le loro necessità, altrimenti si rischia di limitarne utilità e portata e soprattutto creare discrepanze tra generazioni e tra comunità.

Ozmo e il ruolo della street art nell’arte contemporanea

L’intervento di Ozmo non poteva che focalizzarsi sul contributo che l’arte di strada sta portando sia nella valorizzazione degli spazi urbani sia nell’arricchire l’arte contemporanea e gli spazi ad essa dedicata nei musei. Ozmo infatti è stato il primo street artistad esporre una sua opera al Museo del Novecento di Milano e di quell’occasione ricorda non solo l’orgoglio ma anche, in un certo senso, il peso di tutti gli artisti del ‘900 sulle spalle.
Nuove comunità e street art quindi, ma con molta umiltà e rispetto per la storia dell’arte passata.

L’importanza della formazione

Interessante la riflessione di Ozmo sull’importanza della formazione per lo sviluppo delle nuove generazioni e delle nuove comunità.
Sempre a proposito delle “discrepanze generazionali” citate prima, Ozmo ricorda come la sua formazione classica -all’accademia delle belle arti di Firenze- non fosse riuscita a fornirgli i mezzi che lui riteneva necessari per approcciarsi al mondo dell’arte come professionista. Un problema che attanagliava molte Accademie italiane negli anni ’90 e che Ozmo ha arginato proprio imparando da solo le nuove tecnologie in campo grafico e spostandosi a Milano –una città che l’artista ha ritenuto molto più libera e aperta sul piano artistico-.
Da qui l’importanza da una parte per le nuove comunità di non tagliare i ponti con il passato e con le “vecchie generazioni”, ma allo stesso tempo l’impegno doveroso di chi ci ha preceduto a mettere giovani e studenti nelle condizioni di essere proiettati al futuro, fornendo tutti gli strumenti –didattici e tecnologici- utili per coltivare passioni e professionalità.

Nuove comunità, tecnologia e street art

E a proposito delle nuove tecnologie? E agli ambienti digitali come quelli dei social network? Qual è il pensiero di Ozmo?
L’artista afferma che la street art non può essere vissuta unicamente online. Un opera che ricopre metri quadri di parere non può rendere allo stesso modo sullo schermo di uno smartphone. Si rischiano di perdere dettagli importanti e con essi anche il messaggio che l’opera vuole comunicare. Il digitale può essere un mezzo estremamente efficacie per far formazione e promozione sul tema, ma per godere dell’opera bisogna vederla dal vivo insieme al contesto ambientale in cui è inserita.

Specializzazione professionale verticale o orizzontale?

Un altro dei temi dibattuti all’evento è stato l’importanza di ottenere, a livello professionale, competenze trasversali o orizzontali che possano essere di supporto a quelle verticali –quelle generalmente più richieste nel mondo del lavoro-.
Il punto è che ad un progetto di qualsiasi tipo, soprattutto in campo tecnologico, contribuiscono con le loro competenze specializzate molte figure professionali, ma senza una linea guida comune c’è il rischio che, perseguendo in modo eccessivo solo le specializzazioni verticali, tutte queste professionalità non arrivino mai ad un risultato comune. Le competenze trasversali servono proprio per mediare e ottimizzare le specializzazioni verticali, in modo che siano proficue e utili allo scopo del progetto.
Parlando di questo concetto, Ozmo conferma l’importanza di una visione periferica all’interno di un progetto per evitare di fossilizzarsi su un’unica idea, su un’unica soluzione, ma di guardare ciò che ci accade intorno, di prendere tempo se serve e di essere proattivi di fronte agli imprevisti. Sintetizza poi questo concetto con una bellissima metafora: “Una farfalla a volte ci mette anni per diventare tale!”.